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Rinascimento Rinascimento. Va sotto questo nome il periodo storico compreso tra la fine del '300 e la seconda metà del '500, caratterizzato dal rifiorire (rinascere) della vita culturale e artistica. Fenomeno che coinvolge tutta l'Europa, ma le cui radici affiorano già nell'Umanesimo fiorentino. In esso vengono riscoperti e avvalorati gli studi classici in una visione prettamente laica, ed è resa possibile, sulla scia-guida degli antichi maestri greci e latini, l'affermazione dell'uomo nella sua libera espressività di pensiero e di azione: la sua emancipazione dai dogmi della teologia e dai ceppi intellettuali e morali del Medioevo.
Fino a quasi tutto il Medioevo vi fu solamente Dio, la fede in lui, la paura dei flagelli e della punizione, a condizionare un’umanità asservita e avviluppata nei dettami della fede cristiana. Poi la svolta epocale: l’uomo si accorse di avere una dignità, scoprì di avere un pensiero e un raziocinio. E cominciò a svilupparsi quel movimento di rinascita che dal Quattrocento prese l’uomo per mano e lo condusse a quell’ affermazione ed emancipazione intellettuale che si ebbe nel Cinquecento. Secoli in cui la riscoperta di se stesso e il riappropriarsi di un pensiero svincolato dalla tutela di un’imperante teologia, lo fecero rinascere a nuova e più consapevole vita. Fu un uomo “rinato” quello che apparve sulla Terra; l’uomo , appunto, del Rinascimento: una pagina dell’avventura umana di portata epocale e rivoluzionaria, ben evocata e definita dalla sua stessa denominazione. Non
vi fu più, per l’uomo, quel servaggio teologico che per secoli
aveva nutrito, come in Dante, una produzione letteraria sotto
l’implacabile ègida di un Dio al vertice di ogni umana espressione
letteraria e artistica: anche l’uomo assurse a dignità divina,
perché seppe rivisitare e “ricreare” se stesso e un mondo nuovo
intorno a sé. Se
con l’Umanesimo vi era stato un primo rilancio dell’uomo,
circoscritto però ad una nuova immagine del solo mondo intellettuale
e letterario (le Humanae Litterae), con il Rinascimento l’uomo
veramente si rinnovò, si vide, si sentì “rinato” in tutte le sue
potenzialità, perché la rinascenza fu un momento storico
generale, che determinò una nuova visione di tutta la vita umana, nei
suoi aspetti culturale, religioso, artistico, politico. Vi fu un risveglio della cultura e un prodigioso ampliarsi della sfera di chi ne produceva (gli scrittori) e di chi ne consumava (i lettori). La diffusione della stampa creò quasi una moda della letteratura, paragonabile al tifo sportivo o all’idolatria per i cantanti rock dei nostri giorni. Essere un letterato o fruire delle sue opere riqualificò l’uomo; e per le nuove generazioni, di estrazione non più necessariamente elitaria ma anche modesta, fu un incentivo non trascurabile nella riconquista di una dignità.
Col
Rinascimento, il letterato non è più il monaco che ha curiosità da
erudito, non è più il nobile che coltiva la propria vocazione per la
poesia “cortese” (da “corte”, feudalmente intesa); non sono più
- per usare un frasario aulico -
il “colendissimo Monsignore o la Madonna aulentissima” a
produrre e a godere dei frutti di un giardino letterario d’élite.
Ora è l’uomo, l’uomo in sé, che diventa
- sempre che ne abbia le doti e la levatura -
un professionista e un fruitore della cultura e dell’arte. Dopo
il fulgore del mondo greco e romano, cui seguì la parentesi buia e
pietrificata di un Medioevo teocratico, il Rinascimento è il primo
momento in cui l’uomo riscopre e si riappropria della sua vera
immagine, fatta a somiglianza di Dio. E
nasce anche una nuova mentalità. Nella letteratura hanno fatto ormai
il loro tempo le laudi straziate di un Jacopone da Todi , nè trovano
più spazio le tenebrose visioni dell’Inferno dantesco; nel mondo
delle arti figurative, l’artista non produce più soltanto madonne e
santi per chiese e conventi. Tutto si laicizza e si rivolge a nuovi
fruitori: della bellezza, della godibilità estetica, perché ora la
vita comincia a non essere più vista come una interminabile penitenza
quaresimale. Col
Rinascimento si proietta sul mondo un’altrettanto nuova e rinata
concezione della vita, ora più degna di essere vissuta e goduta perché
abbellita dalle opere del genio umano: forse per sopperire, con un
sogno terreno, alla mancanza di una fede dominatrice che comincia ad
affievolirsi. La società moderna è “figlia” del Rinascimento, che è quasi un preannuncio di quell’Illuminismo che seguirà tre secoli dopo. interamente tratto dal
sito Sala di lettura - www.alalba.it
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